Scuole popolari/inte(g)razione linguistica

di Redazione
Scuole popolari/inte(g)razione linguistica

Il diritto all'Istruzione e all'Educazione per tutti è un diritto fondamentale della persona umana, come sottolineano sia la "Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo" sia la Costituzione Italiana. L'apprendimento permanente è un diritto, ma anche una necessità. Nelle società complesse e multiculturali, come quelle attuali, sono necessarie nuove conoscenze e competenze per fronteggiare i cambiamenti tecnologici, per accedere al mondo del lavoro, per utilizzare le informazioni e i servizi, per accedere all'offerta culturale, per partecipare alla vita sociale attivamente e influenzare i contesti sociali nei quali si vive, per dare un contributo allo sviluppo locale.

Nel nostro Paese la domanda di istruzione e formazione proveniente dai territori locali appare assai differenziata per gruppi, età, genere, condizione sociale e, spesso, sconta una rilevante asimmetria tra le caratteristiche della domanda e quelle dell'offerta di istruzione e formazione a livello territoriale. Al tempo stesso, per fronteggiare la modernità, la complessità e la cosiddetta società liquida, sarebbe necessaria la costruzione di una molteplicità di occasioni di offerta di servizi sull'intera gamma dei fabbisogni individuali (paniere delle opportunità e della cittadinanza) e la realizzazione di significative pratiche di accompagnamento alle scelte per tutti i cittadini, soprattutto per quelli a maggiore rischio di esclusione. Tali forme di accompagnamento sono le sole che possono aiutare i cittadini ad orientarsi tra le diverse offerte disponibili, ma anche più semplicemente a facilitare l'accesso ai servizi, cosa non scontata per quanti per ragioni diverse non ce la fanno.

Un discorso a parte merita il bisogno di inte(g)razione linguistica dei migranti. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2016, indicano in più di 5 milioni il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia, con presenze crescenti nonostante l'acuirsi della crisi economica. Siamo di fronte ad una questione sociale di grande intensità per valori assoluti e dinamismo e che riguarda tutti gli aspetti del fenomeno migratorio: accoglienza e sostegno di prima necessità; procedure di regolarizzazione; abitazione, conoscenza della lingua, della cultura e dei valori della società italiana; inserimento nel lavoro, processi formativi professionalizzanti, inserimento scolastico delle seconde generazioni, socializzazione e sviluppo di pratiche interculturali, inclusione sociale complessiva.

Nel quadro generale dei bisogni, certamente articolato e complesso, si evidenziano due criticità: la conoscenza della lingua e quella degli elementi base di cultura civica che caratterizzano la società italiana. La promozione della competenza plurilingue rappresenta la premessa indispensabile per fornire ai cittadini stranieri pari opportunità di accesso alla conoscenza, e quindi di inserimento nel contesto sociale, culturale e professionale, assicurando coesione sociale. Secondo il Libro Bianco della Commissione Europea su istruzione e formazione "Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva" (1995), la promozione di una competenza plurilingue è l'obiettivo formativo prioritario oltre che elemento di identità culturale e condizione essenziale per l'appartenenza alla società della conoscenza.

L'acquisizione linguistica è indiscutibilmente il primo ineludibile elemento del processo di interazione-integrazione, primo scalino dell'inserimento sociale, indispensabile per la fruizione dei servizi di base, per la regolarizzazione, per il lavoro, per la socializzazione ecc., ma anche per l'esercizio dei propri diritti/doveri. La promozione dell'integrazione sociale attraverso la conoscenza della lingua, il principale veicolo di comunicazione, contribuisce positivamente alla creazione di nuove relazioni, incidendo positivamente anche sulla crescita del sistema socio-economico locale e nazionale.

La vita dei nuovi immigrati è spesso caratterizzata da un'estrema precarietà economica e sociale, dalla vulnerabilità rispetto a tentativi di sfruttamento da parte di datori di lavoro e proprietari immobiliari, dalla difficoltà di accedere anche a diritti formalmente garantiti a tutti, come le cure sanitarie o l'istruzione per i minori. Interventi come l'insegnamento della lingua italiana, l'orientamento ai servizi sul territorio e la mediazione interculturale, sono spesso in grado di fare la differenza tra un percorso migratorio virtuoso ed uno caratterizzato dall'esclusione, con il rischio di cadere nei circuiti dello sfruttamento, dell'emarginazione o dell'illegalità . Iniziative che forniscono alle persone immigrate gli strumenti di base per comunicare e per accedere a risorse in grado di favorire la loro integrazione sociale ed economica. L'immigrato, grazie all'azione degli sportelli informativi, ha modo di entrare in contatto con la realtà del territorio in cui si trova a vivere, in merito ai servizi sanitari, alle pratiche amministrative, alle politiche abitative, alle possibilità occupazionali ed educativo-formative. Questa interazione primaria fondamentale per l'inserimento sociale e le possibilità di permanenza in Italia molto spesso è resa complessa e ambigua a causa dell'incomprensione linguistica sia orale sia scritta relativa alla modulistica. L'esigenza di frequentare corsi di lingua italiana è un bisogno primario che nasce in tutti gli stranieri, come dimostra l'altissima domanda di accesso ai corsi, soprattutto nei grandi centri abitati (ma non solo), che l'offerta formativa non si è mostrata in grado per diverse ragioni di soddisfare.

Nell'area di intervento dell'inte(g)razione linguistica dei migranti, l'azione del volontariato e di altri enti della società civile si configura in termini certamente avanzati per qualità, ma - è da supporre in molte aree del Paese - anche per quantità.  L'approccio olistico ai problemi del migrante caratterizza l'intervento di insegnamento della lingua italiana, attuato in una dimensione di accoglienza, di riferimento per ulteriori forme e opportunità di sostegno, ed è proiettato verso l'inclusione sociale. Queste attività si specificano con iniziative di informazione e accompagnamento all'uso dei servizi di base e all'esercizio dei diritti fondamentali affiancando e spesso precedendo la scuola di italiano e i laboratori interculturali.

Allo stesso percorso didattico si intrecciano solitamente iniziative di intercultura, socializzazione, interscambio, anche con finalità di riconoscimento delle identità di origine e "nazionali", come le feste tradizionali e la lingua madre, e di sostegno alla cittadinanza delle identità in movimento con pratiche che raggiungono livelli certamente qualificati.

Questo non è sempre vero nell'operato delle singole associazioni attive e non lo è in tutte le realtà del Paese, ma le pur limitatissime indagini a campione che sono state effettuate hanno evidenziato che l'offerta formativa di corsi gratuiti di italiano del volontariato - con moduli di livello A1 o A2, corredati da laboratori linguistici ed esperienze in "esterno"- finisce per risultare per i migranti notevolmente più attrattiva di quella del circuito di scuole pubbliche (CPIA) per la qualità dell'accoglienza e non solo per le citate caratteristiche dell'intervento, ma anche per la più elevata flessibilità (di periodi, giorni, orari).

Alcune esperienze di rete all'interno del terzo settore hanno ancor più messo in risalto in tema di inte(g)razione linguistica la ricchezza di azioni, sperimentazioni, iniziative - malgrado le inevitabili precarietà e carenza di risorse - evidenziando potenzialità notevoli tanto di sinergie interne e reciproca progressiva qualificazione, quanto rispetto all'interlocuzione esterna con istituzioni, enti di formazione, mondo dell'istruzione per adulti, e più in generale con la società civile.  Nell'esperienza della capitale, questa sfera di rapporti - prodotti da un sistema di rete come Scuolemigranti, sviluppatosi negli ultimi anni e progressivamente in estensione  alla regione Lazio - ha consentito ad esempio di affrontare con soluzioni efficaci e innovative gli effetti dei recenti provvedimenti governativi che hanno modificato profondamente lo scenario delle tematiche connesse all'integrazione linguistica, come il riconoscimento istituzionale delle esperienze-pilota di intesa tra CPIA e volontariato, che non si sarebbe mai potuta realizzare fuori da un contesto di rete partecipata.

Certo non tutti i modelli sono esportabili e non sempre certe aggregazioni si evolvono con successo, ma è indubitabile che a livello locale una coalizione degli enti impegnati nell'inte(g)razione linguistica, per il suo stadio maturo e avanzato di esperienze, può rappresentare un terreno proficuo e interessante e fucina di nuovi interventi. 

Va anche evidenziato che una scuola popolare poi riesce anche a superare il limite dell'integrazione linguistica per i migranti, per aprirsi ad azioni più trasversali di creazione di opportunità formative, tra cui corsi per ragazzi disabili rientrati così in formazione, o laboratori intergenerazionali (nonni-nipoti), o interventi con minori già vittime della dispersione e a rischio di abuso della criminalità

Non va però dimenticato che l'approccio olistico ai problemi del migrante comporta di per sé logiche connessioni con tematiche di altre aree: certamente per quanto concerne l'orientamento ai servizi, la tutela e promozione dei diritti, la lotta alle povertà, ma anche l'educazione all'intercultura e al dialogo interculturale ed infine lo sviluppo locale molto spesso principale sbocco occupazionale dei migranti. Tutti questi aspetti interagiscono con le rigorose metodologie didattiche sperimentate che si cerca di intrecciare - assieme ad altri piani della prospettiva di sviluppo solidale dei beni comuni e dei diritti fondamentali - allo specifico iter didattico dell'insegnamento dell'italiano L2.