Tutela dei diritti e advocacy

01/12/2011 di Redazione
Tutela dei diritti e advocacy

La grave crisi economica che stiamo affrontando ormai da cinque anni, oltre a far precipitare in condizioni di indigenza sempre più individui e categorie sociali prima non a rischio, sta rendendo generale e diffusa una condizione di precarietà e insicurezza.

Il sistema economico liberista che i Paesi occidentali hanno imposto al resto del mondo dal dopoguerra in poi sta dimostrando il suo completo fallimento. Il teorema dello sviluppo a tutti i costi e della crescita esponenziale dei poteri economici e finanziari, ha prodotto una sperequazione senza precedenti. Ci si interroga se questa crisi è più pesante di quella del 1929 che vide primi tentativi di risposta dal 1933 con il new deal di Roosvelt negli USA e con il nazismo in Europa e fu risolta con l'economia di guerra del secondo conflitto mondiale. Certo oggi si avverte il rischio di riportare  il mondo e le società nelle condizioni in cui erano prima della Rivoluzione Industriale, di quella americana e di quella francese, annullando i progressi conquistati in termini di affermazione e codificazione dei diritti umani a livello globale. Le enormi differenze sociali, le ingiustizie, le violazioni sistematiche del diritto e dei diritti, stanno creando una società in cui le distanze tra i "primi" e gli "ultimi" si allargano sempre di più. Il moltiplicarsi di situazioni in cui i diritti fondamentali delle persone vengono pesantemente violati, infatti, si è accompagnato in questi anni alla globalizzazione e al liberismo economico: la restrizione dei diritti e la loro sistematica violazione sembra oggi, ancora più che in altre fasi del capitalismo, un presupposto indispensabile al modello di sviluppo economico e di accumulazione della ricchezza imposto negli ultimi decenni. E proprio questo sistema, fondato sugli interessi della proprietà esclusiva del capitale finanziario a discapito di quello umano e sociale, ha determinato la crisi che saremo costretti ad affrontare per diversi anni e che metterà ancora più a rischio i diritti fondamentali della persona.

Finché le persone non saranno considerate in quanto tali, ma solo come consumatori e mano d'opera, finché si darà priorità al mercato e non ai diritti, non sarà possibile invertire la rotta e vedere via d'uscita da una crisi che non è semplicemente economica, ma soprattutto di valori e di democrazia.

Per questi motivi, per la contrattualizzazione privatistica di tutti gli aspetti delle relazioni umane si è registrato nel corso degli ultimi anni, e verosimilmente continuerà a registrarsi, un preoccupante intensificarsi della domanda di supporto, orientamento e tutela dei diritti, come conseguenza dei fattori legati alla crisi economica. Per citare solo qualche esempio, pensiamo al taglio dei servizi e della spesa per lo stato sociale, e il conseguente "abbandono" dei soggetti più vulnerabili, oppure a tutte quelle condizioni strutturali che stanno rendendo ancora più precaria la vita di milioni di lavoratori.

Peraltro, la società contemporanea ha visto emergere nuove categorie di diritti.
Accanto a quelli civili e politici, e a quelli economici, sociali e culturali, sono stati codificati i diritti di terza generazione, ovvero quei diritti collettivi, di cui sono destinatari non i singoli individui, ma i popoli. Si parla, quindi, di diritto all'autodeterminazione dei popoli, alla pace, allo sviluppo, all'equilibrio ecologico, alla difesa dell'ambiente. Paradossalmente, però, alla formulazione sempre più precisa di questi nuovi diritti, pensiamo a quelli bioetici, non si accompagna una loro tutela sistematica. Nel Nord e nel Sud del mondo, assistiamo ad una crisi profonda del diritto e della giustizia e tocchiamo con mano l'estendersi delle chiusure e della frammentazione delle e tra le comunità locali e i gruppi sociali.

Nel nostro Paese, la negazione dei diritti umani fondamentali riguarda prevalentemente alcune aree geografiche (pensiamo ai distretti dominati dall'economia illegale) ed alcune categorie sociali come i giovani, gli anziani, le donne, i migranti, tra cui richiedenti asilo e rifugiati, i Rom, le persone in condizione di fragilità economica.

Negli ultimi anni, poi, con l'aggravarsi della crisi finanziaria, che ha avuto ricadute pesanti sull'economia reale, è diventata sempre più evidente la crescita di fenomeni di disagio sociale ed economico e la caduta in situazione di indigenza di categorie sociali prima ritenute non a rischio.

Contemporaneamente, l'Italia si è definita sempre più come terra d'immigrazione consolidata e di ricerca di asilo, dopo oltre un secolo di emigrazione da parte della nostra popolazione verso altri Paesi e altri continenti.

Oggi possiamo affermare che l'immigrazione come processo stabilizzato, rappresenta un positivo aspetto strutturale dell'assetto sociale, e non più solo un fenomeno transitorio. A differenza di altri Paesi europei, un tratto caratteristico dell'immigrazione in Italia è rappresentato dal polimorfismo e dal policentrismo delle provenienze. Ne deriva un quadro variegato e ricco di elementi di diversità, che emerge maggiormente nei contesti urbani.
Il processo di sviluppo della società multietnica, la diffusione nel territorio dei cittadini di origine straniera e il loro radicarsi in contesti sociali ed economici differenti, comporta una sempre maggiore diffusione, estensione e complessità dei nodi dell'accoglienza, dell'inserimento, dell'accettazione delle diversità, del dialogo interculturale.

Il nostro obiettivo, perseguito attraverso progetti di solidarietà, sostegno sociale e campagne di advocacy, è quello di rafforzare valori, relazioni e comportamenti solidali e dinamici capaci di intervenire non semplicemente in favore delle fasce sociali minacciate da esclusione, ma soprattutto insieme a loro. Facilitare la consapevolezza circa i propri diritti e le modalità della loro rivendicazione; costruire percorsi di inclusione condivisi; avviare all'autonomia; offrire supporto oltre l'aiuto; sensibilizzare le istituzioni e la società civile verso l'accompagnamento e l'inserimento; costruire un ambiente e una società in cui nessuna persona sia lasciata sola. Il presupposto di fondo di tutti i nostri interventi, infatti, è quello di intervenire "con" i poveri di diritti, e non semplicemente "per". Sviluppare interventi insieme alle persone più fragili e in povertà di diritti e potenziarne il valore e le capacità rappresenta un approccio interculturale imprescindibile. In altre parole, con la nostra azione promuoviamo, sollecitiamo e valorizziamo quotidianamente ogni apporto personale - professionale e non - in grado di contribuire al conseguimento e all'affermazione del rispetto dei diritti e della dignità umana per tutti.

Di fronte a queste condizioni, è quanto mai necessario garantire tutte quelle azioni di sostegno, accompagnamento, orientamento, tutela dei diritti di cui necessitano le persone in condizioni di fragilità e povertà di diritti.

A partire dall'individuazione dei bisogni diffusi non contemplati a livello legislativo, si intende promuovere un'informazione che implementi sensibilizzazione e che conduca alla normazione. Infatti, ogni intervento da realizzare non può prescindere, una volta fornita l'informazione disponibile, da un'analisi socio-economica dei bisogni ai quali l'azione programmatica intende andare incontro, al fine di mettere in atto interventi realmente incisivi.
 A queste azioni va affiancata una sperimentazione che informando sulle buone prassi in atto e sulle proposte di nuove pratiche, ne valuti le metodologie e l'eventuale ripetibilità in un quadro di coalizioni territoriali per lo sviluppo locale e di piani locali di lotta alle povertà.

E' sempre crescente il bisogno di interventi di sostegno attivo e personalizzato nei confronti di fasce di popolazione che non riescono ad ottenere appropriata tutela di fronte alle violazioni dei loro diritti; spesso la tutela di queste persone non passa infatti né per gli studi legali - per l'impossibilità di sostenere le spese che questi comportano - né per i servizi pubblici, a causa di barriere di accesso di tipo burocratico, o semplicemente per la diffidenza verso le istituzioni da parte di persone il cui vissuto le porta a percepire le autorità come una minaccia e non come possibile soluzione di problemi personali (persone con precedenti penali, persone che sono state perseguitate da regimi autoritari, ecc.). Per quanto riguarda migranti e rifugiati, poi, i problemi sono aggravati dalle barriere culturali, intese come mancato riconoscimento e rispetto delle diversità e quindi della necessità di un approccio accogliente e più attento da parte dei servizi. Per non parlare della mancanza, nel nostro Paese, di una vera politica migratoria e di una legge organica in materia d'asilo. Tutti questi fattori si configurano come vere e proprie barriere d'accesso ai servizi e tendono a far sì che una certa quota della domanda di tutela dei diritti rimanga sommersa.

E' reale la necessità del moltiplicarsi sul territorio e della crescita di qualità di quegli spazi e servizi a bassa soglia di accesso e con capacità di mediazione sociale e interculturale. Questi servizi devono essere in grado di fornire sostegno su un piano integrato, in modo da offrire tutela dei diritti, ma anche servizi di orientamento e sostegno sociale e sanitario; questi interventi di accoglienza devono, a nostro avviso, avere contemporaneamente la funzione di aggregare e di trasmettere valori di rispetto, solidarietà e amicizia: devono essere spazi dove le culture si incontrano, si conoscono, si intersecano creando nuove forme sincretiche e interculturali.

Si tratta di obiettivi che non possono essere raggiunti da una singola organizzazione, ma che richiedono un patto della società civile nel suo complesso e l'apporto di tutte le parti sociali. Per questo stiamo rafforzando le già proficue sinergie territoriali, pubbliche della società civile responsabile e private, al fine di prevenire fenomeni di razzismo e di disgregazione sociale e di contribuire alla creazione di una vera rete integrata di servizi a partire da quello ad essere informati (ed istruiti) in grado di rispondere con strumenti partecipati alle esigenze di una società complessa e interculturale.

L'area Tutela dei diritti e Advocacy comprende le seguenti attività:

  • Accoglienza e  orientamento ai servizi
  • Consulenza e assistenza legale
  • Tutela di consumatori e utenti 
  • Promozione della salute di richiedenti asilo fragili e minori non accompagnati
  • Campagna "Today Tomorrow ToNino"
  • Servizio Civile Nazionale, pace, democrazia diretta